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Il Giorno Dopo al Casolare Toscano


di Riuky74
24.09.2025    |    1.979    |    0 8.7
"Non era aftercare, era un hangover perverso: corpi che si riaccendevano in catene umane, cazzi che passavano da una figa all'altra, lingue che leccavano residui di fluidi secchi..."
L'alba filtrava pigra attraverso le persiane scrostate del casolare, tingendo di rosa i corpi esausti sparsi come relitti di una battaglia navale. Il pavimento di terracotta era un mosaico appiccicoso: pozze secche di sborra biancastra, schizzi di squirting ormai incrostati, e rivoli giallastri di piscio che evaporavano piano nell'aria calda di Siena. Oltre centoventi partecipanti – o quello che ne restava, dopo che una ventina se n'era andata barcollando verso l'alba – giacevano ammucchiati in un groviglio di membra, catene e macchinari spenti. L'odore era un pugno in faccia: muschio, sale, lattice lubrificato e quel sentore acre di urina fermentata che permeava ogni angolo.Massimo si svegliò per primo, il piercing al cazzo ancora gonfio e sensibile dal overuse della notte. Nudo com'era, con il petto solcato da graffi freschi, si stiracchiò e diede un colpetto alla rossa toscana che gli dormiva addosso, le tette enormi schiacciate contro il suo fianco. "Sveglia, puttana," mormorò, infilandole due dita nella figa ancora gonfia e umida. Lei aprì gli occhi, un sorriso lascivo che le increspava le labbra screpolate, e rispose con un gemito basso: "Ancora? Cazzo, Massimo, mi hai distrutta." Ma non si mosse; al contrario, si girò a pancia in giù, offrendogli il culo arrossato dalle frustate. Lui rise, sputò sulla mano e le penetrò il buco stretto con il pollice, mentre con l'altra accendeva il sybian lì accanto, il ronzio meccanico che rompeva il silenzio come un tuono lontano.La voce si sparse come un incendio. Nella cantina, la coppia olandese – lui con il cazzo ancora segnato dalle morsetti, lei con il labbro gonfio dal deep-throat forzato – si stirò tra le catene allentate della croce di Sant'Andrea. "Merda, fa un male delizioso," sussurrò lei in olandese, strusciandosi contro di lui. Lui la sganciò con mani tremanti e la spinse contro il muro umido, leccandole la figa tumefatta mentre un rivolo di piscio residuo le colava dalle cosce. "Bevi," le ordinò, e lei obbedì, accovacciandosi per pisciare direttamente nella sua bocca aperta, il getto caldo e salato che gli riempiva la gola. Non passò un minuto che lui la ribaltò, scopandola contro la pietra fredda con colpi rabbiosi, il cazzo che entrava e usciva in schiocchi umidi. Lei venne per prima, uno squirting debole ma insistente che gli bagnò le palle, e lui la seguì con una sborrata rabbiosa, fiotti densi che le colarono lungo le gambe, mescolandosi al piscio sul pavimento.Di sopra, nel cortile, l'ulivo secolare assisteva impassibile a un risveglio collettivo. La brunetta bendata della notte prima, ora con gli occhi arrossati ma vivi di lussuria, era già legata a uno sling fresco, le gambe spalancate da staffe metalliche. Un gruppo di cinque – tre uomini italiani con cazzi mattutini duri come chiodi, e due donne scandinave con strap-on ancora lubrificati – la circondavano come lupi. "Riempitemi di nuovo," implorò lei, la voce rauca. Il primo uomo la montò in aria, il dildo motorizzato dello sling che la penetrava in figa mentre lui le affondava nel culo, un doppio che la faceva urlare. Gli altri non aspettarono: uno le pisciò in bocca, un getto potente che la fece tossire e ingoiare; un altro le segò il clitoride con le dita, facendola squirting in un arco che bagnò i ciottoli. Le donne si unirono, una che le succhiava i capezzoli pompati dalla notte, l'altra che le frustava le cosce con una coda di gatto. Quando l'uomo venne, schizzò dentro di lei con grugniti animaleschi, e il suo seme colò fuori, lavato via da un altro piscio caldo dalla donna bionda. La brunetta tremò in un orgasmo multiplo, schizzando sul gruppo in fiotti continui, il corpo che dondolava come un pendolo del peccato.Le macchine ripresero vita una dopo l'altra, un coro meccanico che echeggiava nel casolare. Nella camera con la volta, la gabbia centrale ronzava di nuovo: l'uomo della pompa aspirante, il cazzo gonfio a doppia misura, era circondato da una decina di donne assetate. "Schiavo, sborra per colazione," comandò la mistress oliata, azionando la macchina che lo segava con un ritmo ipnotico. Lui gemette, le palle legate che pulsavano, e esplose in un fiotto epico: sborra che schizzava attraverso le sbarre, colpendo seni, ventri e volti in una pioggia bianca. Le donne risero, leccandosi a vicenda, e una dopo l'altra gli pisciarono addosso, getti dorati che filtravano giù come una cascata sacra, inzuppando il suo corpo tremante. Accanto, la lesbica con il macchinario idraulico aveva legato la sua partner al banco, pompandola con dildo che simulavano sborrate artificiali – fluidi caldi e viscosi che la riempivano fino a farla squirting in esplosioni violente, schizzi che rimbalzavano sulle pareti e formavano laghetti sul pagliericcio.Non era aftercare, era un hangover perverso: corpi che si riaccendevano in catene umane, cazzi che passavano da una figa all'altra, lingue che leccavano residui di fluidi secchi. Massimo, ora al centro della sala principale, aveva radunato una quindicina di fedeli intorno al sybian. La rossa lo cavalcava di nuovo, ma stavolta con un twist: un uomo le pisciava addosso mentre la macchina la martellava, il getto che le colava sul clitoride vibrante. "Vieni, troia, inondaci!" urlò Massimo, e lei obbedì, uno squirting che schizzò sul suo petto, mescolandosi al piscio in un cocktail salato. Lui la penetrò da dietro mentre la macchina la teneva aperta, alternando figa e culo in un ritmo furioso, fino a sborrare dentro di lei con un ruggito, il seme che traboccava e colava sulla sella ronfante.Il sole era alto quando l'orgia del giorno dopo iniziò a scemare, ma non prima di un'ultima catena: tutti in cerchio nel cortile, masturbandosi o scopandosi in un turbine di fluidi. Sborrate collettive piovvero come grandine, squirting che arcavano nell'aria, piscio che lavava via il tutto in un bagno dorato. Massimo, esausto ma trionfante, alzò le braccia: "Stasera, round due. Chi resta?" La maggior parte annuì, i corpi segnati ma affamati. Il casolare toscano, con le sue macchine assetate e i suoi segreti umidi, non dormiva mai davvero – era un cuore pulsante di depravazione, dove il giorno dopo era solo il preludio a notti eterne.

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